Associazione Centro Italiano Gestalt

 

Il Centro Italiano Gestalt è una Associazione di Promozione Sociale che opera nell’ambito della psicoterapia, del counselling e della comunicazione esperienziale. Siamo una Comunità Scientifica di Ricerca e Formazione riconosciuti

  • all’Anagrafe Nazionale del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica con delibera del 4 Luglio 2002, con il Codice 62321FXF, a norma degli artt. 63 e 64 del D.P.R. 11 Luglio 1980 n. 382
  • al C.N.C.P. Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti 
  • convenzionati con L’Università Niccolò Cusano

 

I principi della nostra comunità scientifica

Crediamo in una visione olistica dell’uomo contemporaneo e riconosciamo il valore del dialogo interdisciplinare collaborando attivamente con le maggiori istituzioni italiane ed internazionali.

Riconosciamo il valore aggiunto delle espressioni artistiche e creative insieme al valore dell’integrazione dei saperi in chiave multidimensionale dell’esistenza umana.

La nostra presenza in diverse regioni d’Italia ci ha permesso di costruire un network per la promozione di eventi formativi e culturali centrati sulla relazione, sull’accoglienza e il riconoscimento dell’altro. Nello specifico organizziamo corsi di formazione, master, seminari, convegni, meeting, ed eventi che abbiamo come finalità l’aggiornamento professionale.

Siamo una scuola per la conoscenza della persona

Il Centro Italiano Gestalt ha istituito una scuola di formazione professionale ed esperienziale rivolta a quanti desiderano crescere ed apprendere la nostra visione epistemologica della cura e del benessere della persona. Chi frequenta i nostri corsi può manifestare tutta la propria dimensione esistenziale e ridefinire l’identità personale e professionale. Viene data piena libertà all’espressione dei propri bisogni e al proprio sentire. Si rispettano i valori personali ed è sospesa ogni forma di giudizio. La dimensione dell’ascolto è indispensabile per condividere esperienze e per costruire la dimensione del gruppo. Ogni partecipante viene sostenuto a riconoscere l’unicità dell’altro in un clima di apertura ed accoglienza della novità.

Siamo un osservatorio permanente sulla salute

Il Centro Italiano Gestalt ha istituito nelle sue sedi i servizi di psicoterapia, supervisione e di counselling rivolti alla persona e alle organizzazioni pubbliche e private. Grazie alla ricerca costante siamo in grado di gestire i nuovi disagi emergenti attraverso specifici programmi di prevenzione e di cura.

La ricerca

Di seguito riportiamo una sintesi esplicativa dei temi di ricerca che abbiamo sviluppato in questi ultimi anni ripresa dagli atti del Seminario Specialistico che si è svolto a Roma il 17 e 18 Maggio 2019 dal titolo “Il Tu viene alla mente” a cura di Paolo Greco e Raffaele Appio 

…Nel seminario che svolgeremo in questi due giorni “Il tu viene alla mente” ci siamo posti l’obiettivo di iniziare a creare un linguaggio comune insieme a voi cercando di unificare la metodologia dell’approccio della Gestalt Therapy che, come saprete, è un approccio di natura fenomenologica ed esperienziale e le Neuroscienze che utilizzano un modello riduzionista ovvero, prima di fare delle teorie gli studiosi cercano di vedere come funzionano i processi che hanno a che fare con il cervello e con le emozioni.

Il nostro compito in questi giorni insieme a quanti di voi si occupano di sostegno, di salute, di educazione, di counselling e di psicoterapia è quello di fornirvi alcune prassi aggiornate al fine di poterle ognuno declinare nel proprio ambito di competenza come ad esempio nella comunicazione, nell’ambito della relazione d’aiuto, nell’ambito della relazione affettiva, del counselling e in tutti quegli ambiti dove ci si occupa della salute e del benessere della persona…

… Prima di arrivare a questo faremo un riepilogo dei passaggi teorici che abbiamo maturato in questi ultimi anni con l’attività di ricerca rispetto al costrutto dell’intenzionalità e della progettualità.

Quando abbiamo iniziato la ricerca tre anni fa ci siamo ripromessi come comunità scientifica di approfondire questi due aspetti che sono strettamente legati all’esperienza del corpo ma anche all’elaborazione cognitiva. Entrambi i processi oltre a darci la possibilità di muoverci nel mondo e di attivarci portano con sé tutti gli elementi necessari per avviare la progettualità. Che cos’è la progettualità secondo la visione della gestalt esperienziale?

Abbiamo definito la progettualità come la capacità di fare pieno contatto con se stessi e quando parliamo di contatto ci riferiamo alla capacità di essere consapevoli della propria storia nel qui ed ora e verso quale prospettiva ci stiamo muovendo. Successivamente abbiamo declinato la progettualità in tre aree dell’esperienza umana:

La progettualità affettiva

La progettualità esistenziale

La progettualità sociale e relazionale

Abbiamo dato particolare enfasi alla progettualità affettiva e alla progettualità relazionale in quanto l’essere umano è costantemente in divenire e avverte il bisogno di questi aspetti legati alla propria identità. Questo non significa avere schemi rigidi, ma la progettualità intesa come quel processo maturo che l’individuo ha dentro di sé e che l’orienta costantemente verso una direzione consapevole. Negli ultimi anni attraverso la ricerca abbiamo esplorato tutte le aree della progettualità e poi nel 2018 ci siamo soffermati sulla progettualità affettiva.

Quando oggi parliamo di progettualità affettiva intendiamo la capacità che ognuno di noi ha nel sapere costruire le relazioni significative. Il lavoro di ricerca che abbiamo portato avanti rispetto alla progettualità affettiva parte dagli studi condotti nell’età evolutiva e riprende il pensiero di Daniel Stern. Egli fece una scoperta molto importante nell’ambito dell’Infant Research, capì per primo come il bambino sin dai primissimi giorni di vita è in grado di adottare delle modalità che hanno a che fare con la funzione affettiva. Quindi l’essere umano nasce dotato della funzione affettiva.

Successivamente abbiamo ampliato la ricerca integrando alcuni aspetti del lavoro scientifico di Edward Tronick (uno tra i maggiori studiosi dell’età evolutiva a livello internazionale che nel 2013 è stato nostro ospite). Il lavoro che abbiamo svolto insieme con Edward Tronick è stato proprio quello di capire come la funzione affettiva si trasforma in regolazione emotiva e sintonizzazione emotiva. Riassumendo, noi nasciamo dotati della funzione affettiva che ci predispone all’affettività con l’ambiente, crescendo questa funzione si trasforma in regolazione emotiva e sintonizzazione emotiva.

A questo punto la nostra ricerca aggiunge un altro tassello, la dimensione della progettualità affettiva adulta. Rispetto alla costruzione del paradigma scientifico di questa dimensione matura dell’affettività ci sono state di supporto alcune ricerche condotte in ambito delle neuroscienze, in particolar modo, le ricerche condotte da Giacomo Rizzolatti (2005) sui neuroni specchio e l’empatia. Tali studi ci hanno aiutato a capire nello specifico tutto ciò che accade nella dimensione dell’intersoggettività e dell’intercorporeità, dove il sentire del corpo non si limita soltanto ad un processo di natura emozionale ma, come vedremo meglio domani alla luce della teoria dell’Affordance e i processi top-down e bottom-up, il sentire del corpo è un’esperienza incarnata, incorporata (Embodied)…

… Dicevamo che, grazie al lavoro di ricerca portato avanti nel 2018, abbiamo compreso come l’esperienza sentita, incarnata è quella che ci porta a vedere e sentire l’altro e a sviluppare il processo legato all’empatia. È stato fondamentale iniziare a lavorare su questi aspetti processuali della dimensione dell’IO e della dimensione del TU. Perché è stato proprio partendo da queste dimensioni soggettive che abbiamo cominciato a studiare la fenomenologia dell’incontro, della relazione e della traità.

Abbiano ripreso a studiare lo spazio della traità, concetto talaltro già espresso verso la fine dell’800 dal filosofo Martin Buber, lo abbiamo ripreso per spiegare l’emergere della dimensione co-costruita del Noi.

In altre parole, abbiamo visto che quando due persone iniziano a costruire un legame affettivo, la dimensione identitaria dell’io e del tu vanno sullo sfondo ed emerge una terza dimensione identitaria co-costruita.

Grazie alla relazione che costruiamo insieme all’altro siamo capaci di modificarci. Questo processo trasformativo accade dentro di noi ed è il frutto del nostro incontro con l’altro. Tale processo genera successivamente il senso del legame e della dimensione del noi o della Noità. Rispetto a questo ci siamo resi conto come la dimensione culturale odierna dominata prevalentemente dall’individualismo ostacola la costruzione del noi in quanto genera vissuti legati alla paura e all’ansia. Abbiamo certo di capire perché questa dimensione genera angoscia e ansia, ci limitiamo oggi a dire che questa nuova dimensione identitaria si autoregola e per questo motivo non possiamo controllarla. Noi siamo abituati a definire le cose e a controllare mentre il processo relazionale affettivo è un processo che pur nascendo dalla nostra intenzionalità diventa un processo che si autoregola e vive di vita propria.

Le neuroscienze hanno dimostrato come la dimensione identitaria del noi rappresenti un processo incarnato tipico dei corpi quando vivono la vicinanza, il legame è l’appartenenza. Sono proprio i corpi che condividendo il loro sentire fanno emergere un processo che non vediamo ma che possiamo sentire. Tutti noi sappiamo quali sono i legami significativi e a tutti è capitato almeno una volta nella vita di aver sofferto per la rottura di un legame significativo eppure questi legami non li vediamo. Questo significa che la relazione affettiva configura dentro di noi sia l’esperienza del sentire corporeo sia l’esperienza cognitiva della mente. Adesso possiamo comprendere meglio l’empatia, quel processo che porta ad immedesimarsi nei panni dell’altro, oggi abbiamo capito meglio come l’empatia è proprio una configurazione neurale ben precisa che noi attiviamo dentro in presenza del vissuto emotivo dell’altro.

Ci siamo lasciati durante il meeting del 2018 proprio rispetto a come poter proseguire la ricerca, ci siamo chiesti cos’altro accade nella relazione e soprattutto che cosa determina la dimensione dell’incontro.

In-con-tro, in relazione con, contatto con l’altro. Come sapete nella nostra scuola di formazione svolgiamo da diversi anni il Master in Comunicazione, ci siamo domandati se la comunicazione potesse c’entrare qualcosa con tutto questo e abbiamo cercato di comprendere come mai le persone mostrano una sana intenzionalità all’affettività, hanno voglia di incontrare l’altro ma poi per qualche ragione prevale la paura, il disorientamento e sfiducia.

Ci siamo chiesti che cosa oggi impedisce alle persone di creare la dimensione dell’incontro. A dicembre del 2018 abbiamo iniziato ad osservare un altro aspetto legato alla comunicazione è abbiamo visto come affinché possa avere inizio la costruzione di un rapporto affettivo ci deve essere l’intenzionalità ad incontrare l’altro. Che cosa significa intenzionalità all’incontro? Per poter costruire la dimensione affettiva serve una chiara intenzionalità dell’io di andare verso l’altro, di aprirsi, di aver voglia di mettere in comune se stesso con l’altro. Serve anche l’intenzionalità dell’altro ad accogliere tutto questo. Abbiamo potuto osservare che quando le persone iniziano a costruire o si muovono nelle relazioni con queste due intenzionalità emerge un processo comunicativo che noi abbiamo definito: fenomeno della comunicazione emergente.

Per noi ascoltare e sentire sono due cose nettamente diverse, quando noi sentiamo modifichiamo parte della nostra esperienza e dei nostri vissuti ed è proprio questo il punto che ci porta al seminario di oggi. Questi aspetti sono fondamentali affinché possa emergere un fenomeno comunicativo nella relazione, sono aspetti molto delicati in quanto rispettano il sentire dell’altro e generano nuovi significati dando vita alla dimensione esclusiva del noi.

Domani il Professor Roberto Gradini ci parlerà delle emozioni e vedremo come quando quest’ultime si presentano in maniera totalizzante nell’incontro, quindi quando la dimensione dell’incontro è caratterizzata soltanto dalla passione, questa da sola non dà vita al processo di co-costruzione. In questi casi non emerge il fenomeno della comunicazione così come lo abbiamo descritto prima, nel senso che il processo emozionale è così forte, provate ad immaginare questo fluido emotivo così potente che mi porta a sperare che possa modificare te nella direzione in cui io mi aspetto.

I processi di di questa natura, passionali, di innamoramento, ci danno la possibilità di essere meno rigidi nell’esperienza dell’incontro in quanto determinano una momentanea perdita dei confini. Ma in questo processo dove sentiamo qualcosa di forte verso l’altro, il desiderio che nutriamo non è legato all’intenzionalità di incontrare l’altro, ma sembra avere più a che fare con il desiderio di volere incontrare l’altro sulla base delle proprie aspettative emotive. Non incontro realmente l’altro come altro da me, ma un tu funzionale alla mia rappresentazione interna.

Durante il seminario che abbiamo svolto a dicembre 2018, abbiamo detto che l’incontro autentico modifica la dimensione personale ed esistenziale perché il sentire che accolgo dentro automaticamente mi modifica. Accogliere il sentire dell’altro rimodula i nostri vissuti emotivi e anche i processi cognitivi. Abbiamo anche detto a dicembre che accogliere il vissuto dell’altro non determina solamente l’incontro e la costruzione della relazione ma ci rende soprattutto certificatori della dimensione esistenziale dell’altro.

La nostra ricerca sulla comunicazione e sulla relazione ha messo in evidenza l’importanza dell’altro nel significare la nostra dimensione vitale ed esistenziale, assumendo il ruolo di “certificatore dell’esperienza”. Rispetto a questo abbiamo elaborato la mappa dei tu attraverso la quale è possibile far emergere nella relazione l’importanza dell’intenzionalità del tu, ovvero dell’altro, nel processo comunicativo. Riteniamo che una buona comunicazione sia il risultato di due intenzionalità che si incontrano facendo emergere i significati più profondi che caratterizzano i nostri legami affettivi.

Che cosa significa quest’ultimo passaggio? che io accolgo dell’altro la dimensione più profonda della vita diventando, grazie al mio feedback, colui che certifica il valore della esistenza e il valore emotivo del chi sei tu, dell’identità e della storia.

Il tema della comunicazione quindi ha un valore fondamentale perché quando noi parliamo di comunicazione non parliamo della pragmatica o della prossemica, per noi comunicazione significa un processo intenzionale che fa emergere l’altro, che fa emergere la dimensione più profonda di ognuno.

Fu proprio durante il seminario di dicembre che abbiamo definito la comunicazione come l’epifania della vita. Ci siamo chiesti, dopo il seminario, quale altro tema di ricerca affrontare. Avevamo stabilito che a maggio 2019 ci sarebbe stato seminario specialistico e allora per questa occasione ci siamo voluti focalizzare oltre che sul tema della comunicazione anche sul processo rappresentativo del tu emergente nella relazione

…Il lavoro che faremo durante queste due giornate di seminario specialistico sarà quello di capire come esplorare la dimensione del tu, praticamente cercheremo di capire come nella nostra esperienza personale l’altro emerge e anche come faccio a riconoscere/sentire l’altro.

A tale proposito abbiamo elaborato due strumenti che oggi pomeriggio vi illustreremo, questi strumenti mettono in luce tutte le esperienze significative che abbiamo fatto nella vita, positivi ma anche negative. Questi strumenti servono per fare un’analisi topografica delle inferenze positive e negative che l’ambiente (l’altro) ha generato nel processo evolutivo del sé.

In breve, possiamo osservare attraverso questi due strumenti come la sofferenza percepita nelle relazioni del passato hanno modificato la dimensione del sentire. ln parole più semplici, i due strumenti mettono in evidenza tre aspetti fondamentali della comunicazione:

    1. La dimensione identitaria
    2. La dimensione della relazione con l’altro
    3. La dimensione del contatto con l’ambiente

Quindi questi tre aspetti sono fondamentali nel nostro lavoro professione, chi lavora o desidera lavorare nella relazione di aiuto, comprende bene che il chi siamo, l’aspetto dell’identità pur essendo un concetto complicato, rimane il nocciolo fondamentale da chiarire. Tutto quello che so di me, quello che penso che gli altri vedano di me, come mi percepisco eccetera sono processi in costante evoluzione, non risiedono nella testa ma emergono costantemente nella relazione con l’altro e nel sentire del corpo. Sentire l’ambiente, sentire l’altro rappresenta il nuovo filone di ricerca che stiamo approfondendo alla luce degli studi condotti nell’ambito delle neuroscienze.

Il punto della ricerca che vogliamo approfondire con voi è praticamente legato alla relazione con l’altro significativo, ad esempio una persona significativa potrebbe essere la mamma, il bambino inizia a sentire l’esperienza del proprio corpo e quindi a costruire una parte del proprio sé. L’altro per noi oltre ad essere il certificatore dell’esperienza rappresenta anche l’attivatore del chi siamo, della nostra identità.

L’altro è per così dire la nostra start-up iniziale, già a partire dalla relazione primaria iniziamo a costruire il nostro sentire. Sembra che le figure di riferimento del passato abbiano avuto un valore importante nell’organizzare attivamente l’esperienza del sentire corporeo.  Il sentire del corpo matura al confine di contatto con l’ambiente e viene costantemente modulato, rimodulato e plasmato dall’ambiente (tu) di riferimento. L’identità, la costruzione del significato del chi siamo parte da lontano, affonda le radici nel processo relazionale primario con la mamma, sono esattamente queste prime esperienze che modulano il confine di contatto del bambino. Significa che il processo relazionale vissuto tramite azioni e contatto modificano il sentire del corpo e in futuro diventerà una parte importante del nostro sé. Quindi, il sentire del corpo del bambino si traduce in azioni, percezioni, emozioni, consapevolezza, comportamento e poi identità.

L’obiettivo che ci porta a condividere la nostra ricerca è quello di rendervi esperti, capaci di comprendere che la relazione assume un grande valore nel determinare molti aspetti della nostra esperienza e soprattutto rappresenta il precursore, l’organizzatore del nostro sentire corporeo e cognitivo. Riteniamo che sia fondamentale comprendere bene ogni singolo passaggio della nostra ricerca in quanto nella relazione di aiuto, nel setting, dobbiamo essere noi gli attivatori/promotori del cambiamento.

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